Maurizio Silvestrelli

 

Gioco per chi ama vivere

 

 

 

 

Maschile e femminile

 

 

Di pomeriggio camminava fra la nebbia

come un vecchio, e portava il bastone

come uno scettro.

"Vecchio puoi dirmi dove devo

incontrare l'amore?"

"Lo incontri già, sono qui"

..Rabbia e frustrazione, l'orgoglio bollire

"Come puoi vecchio dirmi che i tuoi

occhi sono quelli di colei che sogno

Che il tuo sguardo parla come il suo

d'amore,

che vedere te è il sogno della mia vita?"

"L'amore è sempre nascosto,

devi cercarlo, fra le cose che non osi,

percorrere, nei pomeriggi di silenzio come questi,

quando senti quel Dio nella tua anima

palpitare e spingerti a chiedere

di cose che hai davanti, appena viste"

"Vorrei sentire solo meno dolore vecchio,

non ardo più di accontentare i miei sensi"

"Ma non per questo la tua vita è priva di sogni,

e l'amore lo puoi incontrare se lo vedi,

in uno sguardo e sentirlo vivere

senza distrarti, se vuoi"

"Solo un giorno diventerò come te

nell'aspetto e lei non mi vorrà"

"Lei morirà di te come è accaduto da quando sei nato,

di ogni tuo respiro, di ogni tuo dolore

di ogni tua sofferenza e l'anima tua e sua saranno per sempre

fuse in un uomo"

Cosa cerco in realtà?

Non oso chiederlo e sento già

quel mio vecchio prezioso

che dalla saggezza del cuore

conosce tutte le risposte

e nei pomeriggi di nebbia come questi

ci sarà sempre qualcuno

che vorrà portarmi la gioia di una canzone.

 

Ancona, 24 febbraio 2008

 

 

 

Enigma

 

 

Orsù ladro, dammi da mangiare

molliche, sicché io abbia gioia

Ho perso il mio portafoglio e non sono più niente

per nessuno, bramo conquistare un’identità

Tu, che sei l’indice della sopravvivenza

non tradire la tua natura

e ridammi la mia gioia

Tu, ladro defunto dentro di me

insegna al ragazzo che nasce

la retta via, non perché lui non possa più fare i tuoi

errori, ma perché voli diretto nella bocca del cielo

a sentir come amoreggiano i passeri

e la sera riposino nei nidi

Orsù ladro, dimmi questa frase che risolve la malinconia

Tu sopravvivi, tu non sai cos’è la vita, te l’ha detto tua madre

quando non potevi che crederle

E tu ci hai creduto

l’uomo non insegna, l’amore lo sa

la donna è il sentiero su cui posano le tue sere, ladro

 

 

Ancona, 6 settembre 2008

 

 

Un amore eterno (di Mimoza Hametaj e Maurizio Silvestrelli)

 

 

La canzone vibra la stanza,

e coccola la tastiera  in movimento,

le mie mani, dentro di me,

mi porta su e giù nel tempo

 

nella pausa tra le canzoni

fiumi di pensieri interrotti

cullano la dolce nostalgia

tutti i giorni degli anni passati

 

il dolce bacio, ancora più caldo

invecchia come buon vino

Amore che vibra con altre canzoni

canta futuro cammino

 

 

 

A noi che siamo

notte,

che siamo amanti,

che siamo innamorati

 

A noi questo giorno felice

che la sorte

ci ha ritagliato

 

Giochiamo a lanciarci il sasso

e fuggire

Sei

Tu

che mi ha dato, la vita

Tu, un amore eterno

 

 

 

Cielo

 

 

Caro Cielo

siamo qui

Se potessi giungere a te

con l’entusiasmo di un volo!

In alto fino che esista lo spazio

I peccati,

scuri presagi di un mondo morire

Ascendere fino a te..

Cielo!

La preghiera di un ipocrita

non è un inno alla tua lode,

sono solo cielo,

sulla terra nuda

che cigola

Non posso fare a meno

di cercarti e volerti

cielo nelle ciglia..

come fossi lo sguardo di un Dio che ama.

 

13 gennaio 2009

 

 

Il mio libro sacro  

 

 

 

Bastasse a me

la preziosa calma

quando egli vuole

colpire

Sapere che la rabbia

è bestemmia

E Dio non la perdona

Se sapessi quanto vale un centesimo

avrei forse un malloppo da spendere

stando attento alle virgole

e ai miliardi

ora, momento in cui

la pace rinnegata assedia l’accidiosa stanca miseria,

la mia luce

tremola e sporca il fumo nel bianco

Tu dici che non sono io

Io dico che non è lei

E rimango con pugni di mosche

Domani mattina

la calda miseria del mio dormire

ruberà il colore del cielo e del mare

Per un occhio saranno rossi e cotti

dall’avarizia che nel giorno

trova sempre nidi in cui attingere

Sono io impaziente che non pago la parte giusta

di debito alle stelle, quelle

che sparano sugli occhi.

Le stelle, quelle che ti guardano dritto

dentro l’anima

 

Non ho parole da sprecare, solo tempo.

Che non ci sia nessuno qui

fa poca differenza:

La parola è il Tempio del silenzio

Il silenzio è l’anima che muore

La morte è il luogo del riposo

E il riposo è un segreto nobile

che Dio ci chiama a imparare a capire

perdendo tempo pure con me,

come se da lontano dicesse

qualcosa non invano

 

Le stelle sono lì, guardale

ti porteranno un cuscino di onde il giorno in cui

ricorderai di esserti visto morire:

tra tutte le cose la più impossibile

Ma cosa ti importa del saluto degli esseri viventi

Siamo anima di bandiere protocollate

dal cielo in un defunto pianto di risa

non mai il respiro tacerà se tu lo sai

E tu lo sai che il fiato è presente

Perché l’ansia ti stritolerebbe se non volessi sentirlo

Moriresti scoppiando in un fragore bestiale

se non sentissi forte

quell’Eden

che hanno dimenticato

quei famosi autori dei libri sacri della vita

Quelli in cui c’è talmente tanto da capire

che nessuno fa in tempo,

Fa mai in tempo..

 

15/03/09