Kristel Benedetto

 

Il segno smarrito

 

 

 

 

 

PIANGI ROMA

 

 

Se tu fossi qui,

sotto la pioggia eterna

che bagna ogni pensiero,

assieme a me ti fermeresti

ad ammirare la luce

in ogni specchio d’acqua.

 

So già mi racconteresti

meravigliose storie e tante

bugie sul mondo,

cammineresti lento afferrando

il mio braccio ad ogni scalino

chiedendomi perché il tempo

porta via le nostre vite.

 

Il sogno finirebbe così.

Nascosti dietro le mura di un teatro,

reciteresti la nostra poesia

con un  filo di voce,

non curandoti di me

né delle lacrime frammiste alla pioggia

che annegano per noi.

 

 

IL SOLO DESTINATARIO

 

 

Ti rivedo in quella rapida effigie

immersa tra le strade e l’andare senza meta.

Logorante come ora sento

esiste solo il tuo nome;

è dunque lì la tua presenza,

l’allarme dato a un cuore senza cuore.

 

Soffocati dietro quelle lenti scure

non ho visto più i tuoi occhi

che bassi impegnavano il tuo cammino.

Eppure li ricordo

insieme al resto di te che in me resiste.

 

Se solo un riverbero d’amore

ti conducesse ancora a me,

quel giorno l’essenziale tornerebbe

ad essere la tua voce

e il mondo si fermerebbe ad ascoltarla.

 

Ma la mia pena è viverti dietro un vetro,

è iniziare a correre quando la tua anima è già lontana.

 

Il mio destino è sentire che esisti in ogni secondo

senza poterti guardare,

è lo scoprirti nelle mie parole

ma non poterti parlare.

 

Mille volte ancora ti osserverò passare

e mille volte ancora tu non ti fermerai.

 

 

IL SEGNO SMARRITO

 

 

Nella pioggia di questo aprile

Le tue parole da me scritte

Iridavano come gemme

Nel buio di fari consumati.

Esisti ma troppo tempo ci divide.

Così esisti,

Come il sogno infranto in un cassetto,

Come il punto di vuoto più estremo

Che separa la roccia dall’abisso.

I veli di note lontane

E le tue fragranze perdute

Più non rassicurano questi giorni.

Di te non v’è più nulla,

Eppure tutto di te mi parla.

Oggi il tuo ricordo è tornato

Avvolto in fogli istituzionali

E di uno strano colore.

Lì ho riconosciuto la tua mano,

Il segno smarrito che ho di te.

Ritorna.

 

 

IL TUO NOME

 

 

Ho dato il tuo nome all’arcobaleno,

Al primo raggio di sole al mattino

E all’ultimo che saluta il tramonto.

Ho dato il tuo nome alla notte,

Allo scintillio delle stelle,

Ai lampi che disegnano rami all’orizzonte.

Il tuo è il nome

Di tutto ciò che posso vedere con meraviglia.

Il tuo è il nome di tutto ciò che amo

E che mai potrò avere.

 

 

MEMORIA

 

 

Ogni sillaba di questo vento

Canterà una vita.

Avrà in sé i tuoi occhi,

Si volterà al tuo profumo,

Senza voce,

Custodirà l’idea.

 

Come il tempo

E il tuo ricordo già comanda,

Ogni passo non avrà suono,

Ogni parola sarà falsa verità.

 

Smemorarmi di quell’attimo non so.

Poche opache note

Per veder spegnersi le stelle

A mille a mille.

È il lento cadere di una roccia

Nel baratro dei gridi.

 

È una memoria innamorata;

Di noi rammento la tua mano

Lasciare la mia.