PIANGI ROMA
Se tu fossi qui,
sotto la pioggia eterna
che bagna ogni pensiero,
assieme a me ti fermeresti
ad ammirare la luce
in ogni specchio d’acqua.
So già mi racconteresti
meravigliose storie e tante
bugie sul mondo,
cammineresti lento afferrando
il mio braccio ad ogni scalino
chiedendomi perché il tempo
porta via le nostre vite.
Il sogno finirebbe così.
Nascosti dietro le mura di un teatro,
reciteresti la nostra poesia
con un filo di voce,
non curandoti di me
né delle lacrime frammiste alla pioggia
che annegano per noi.
Ti rivedo in quella rapida effigie
immersa tra le strade e l’andare senza meta.
Logorante come ora sento
esiste solo il tuo nome;
è dunque lì la tua presenza,
l’allarme dato a un cuore senza cuore.
Soffocati dietro quelle lenti scure
non ho visto più i tuoi occhi
che bassi impegnavano il tuo cammino.
Eppure li ricordo
insieme al resto di te che in me resiste.
Se solo un riverbero d’amore
ti conducesse ancora a me,
quel giorno l’essenziale tornerebbe
ad essere la tua voce
e il mondo si fermerebbe ad ascoltarla.
Ma la mia pena è viverti dietro un vetro,
è iniziare a correre quando la tua anima è già lontana.
Il mio destino è sentire che esisti in ogni secondo
senza poterti guardare,
è lo scoprirti nelle mie parole
ma non poterti parlare.
Mille volte ancora ti osserverò passare
e mille volte ancora tu non ti fermerai.
Nella pioggia di
questo aprile
Le tue parole da
me scritte
Iridavano come
gemme
Nel buio di fari
consumati.
Esisti ma troppo
tempo ci divide.
Così esisti,
Come il sogno
infranto in un cassetto,
Come il punto di
vuoto più estremo
Che separa la
roccia dall’abisso.
I veli di note
lontane
E le tue fragranze
perdute
Più non
rassicurano questi giorni.
Di te non v’è più
nulla,
Eppure tutto di te
mi parla.
Oggi il tuo
ricordo è tornato
Avvolto in fogli
istituzionali
E di uno strano
colore.
Lì ho riconosciuto
la tua mano,
Il segno smarrito
che ho di te.
Ritorna.
Ho dato il tuo
nome all’arcobaleno,
Al primo raggio di
sole al mattino
E all’ultimo che
saluta il tramonto.
Ho dato il tuo
nome alla notte,
Allo scintillio
delle stelle,
Ai lampi che
disegnano rami all’orizzonte.
Il tuo è il nome
Di tutto ciò che
posso vedere con meraviglia.
Il tuo è il nome
di tutto ciò che amo
E che mai potrò
avere.
Ogni sillaba di
questo vento
Canterà una vita.
Avrà in sé i tuoi
occhi,
Si volterà al tuo
profumo,
Senza voce,
Custodirà l’idea.
Come il tempo
E il tuo ricordo
già comanda,
Ogni passo non
avrà suono,
Ogni parola sarà
falsa verità.
Smemorarmi di
quell’attimo non so.
Poche opache note
Per veder
spegnersi le stelle
A mille a mille.
È il lento cadere
di una roccia
Nel baratro dei
gridi.
È una memoria
innamorata;
Di noi rammento la
tua mano
Lasciare la mia.