Stefania Tuveri
Carpe Diem
I
poeti da tempo cantano la fugacità
il tempo passa, la vita fugge
le rughe si moltiplicano
come i giorni che scorrono sul calendario,
come le ore che si inseguono nel quadrante.
Carpe diem, diceva Orazio.
Ma come cogliere quell’attimo
che nel battito d’ala di una farfalla svanisce,
divenendo passato immutabile?
Al presente ho pensato ieri,
al futuro penso oggi
ed è forse questo vivere?
Cogliere l’attimo
è comprendere che l’eternità non è propria
dell’uomo
sorridere allo sguardo incuriosito di un bimbo
che scopre il mondo e crede di essere padrone
di quel tutto che lo accoglie,
piangere per le delusioni e per i dolori,
baciare le rosee labbra di chi incalza il nostro battito,
ridere fino alle lacrime,
parlare, discutere, litigare.
Cogliere l’attimo
è vivere, respirare senza affanno,
senza paura del domani
con brama di sfidarlo
come un gladiatore consapevole
che saluta il pubblico:
“Morituri te salutant”