Salvatore Di Trapani

 

shambala

 

 

shambala

 

 

 

Gli antichi la cercarono a lungo,

credendola esistente solo nei luoghi perduti,

laddove all’anima è dato di viaggiare

oltre il tempo e lo spazio,

oltre la vita e la morte,

priva d’ogni legame terreno.

 

Gli antichi la cercarono a lungo

senza, tuttavia, mai trovare una via certa

che conducesse a quel luogo di pace e discordia

dove tutto è ciò che è,

sebbene sia ciò che non è.

 

Gli antichi la cercarono a lungo,

e quando non la trovarono persero ogni speranza,

credendo fosse solo un’effimera manifestazione

di quell’animo umano che tanto cerca la perfezione.

 

Gli antichi la cercarono a lungo,

e ora che io ce l’ho dinanzi, comprendo,

giacché mi è possibile farlo

senza che tuttavia sia tale.

 

Ora, i miei occhi sono in grado di vedere

la vita che tale non è,

poiché è parte di quella nefanda sorella

cui molti danno il nome di morte.

 

In questo luogo di perfetta armonia e discordia,

dove tutto ciò che è in verità è ciò che non è.

Ma essendo tale è al tempo stesso ciò che non è mai stato,

divenendo dunque ciò che sarà.

 

Essa è l’aperion di Anassimandro,

è l’archè dei filosofi di Mileto,

essa è tutto e niente.

 

Una primordiale sostanza concepita da mente divina,

alla cui presenza ogni cosa è perduta,

giacché perde d’importanza.

 

Essa è la mitica Shambala,

cui molti cercarono una via per giungervi

e al cui cospetto ora mi trovo.

 

 

sogno armonico

 

 

 

Continuo a cantare, con la forza della mia anima,

un canto irto della ricerca d’uno scopo,

capace di condurmi laddove io desidero andare

in quel luogo, dove dimorano le mie ambizioni,

perdute e ritrovare eppur desiderose d’esser ancora create.

 

Continuo a suonare la mia melodia,

lasciando risuonare l’essenza di me

ch’è intrinseca in ogni nota

di questo intricato spartito,

dove ogni cosa è compiuta ed incompiuta.

 

Continuo ad urlare con armonica risonanza

la voglia di percepire me stesso,

di comprendere qualcosa

che mi sembra vicina eppur lontana

e che inevitabilmente, sempre mi sfugge.

 

Sono queste, le voci della mia storia,

che giungono in eterna successione

mentre le mie mani si poggiano delicate

sulla corda di quella chitarra

che non so suonare.

 

Sono queste, le voci della mia storia,

che s’inerpicano nell’aere sovrano

mentre le mie mani si poggiano delicate

sui tasti di quel pianoforte

che so mediocremente suonare.

 

Sono queste, le voci della mia storia,

che insieme alla mia si sovrappongono,

narrando un passato a volte dimenticato

ed un presente che vivo con avidità

mentre ancora, il futuro, vien solo lontanamente

declamato e ricercato.

 

 

poesia è

 

 

 

Poesia è mettere a nudo la propria anima,

mostrando interamente ciò che in essa riposa,

e lasciare che le spire del pensiero

prendano la forma di dolci ed aspre parole.

 

Poesia è ascoltare il proprio cuore

e descriverne le sensazioni più profonde,

e non importa se esse siano tristi o allegre

perché sono parte di te.

 

Poesia è scoprire ciò che si ha dentro

e lasciare che sia il nostro subconscio a parlare,

facendo sì che le mani si muovano da sole,

vergando queste parole

che tanto chiamiamo arte.

 

Poesia è essere se stessi

ed essere al tempo stesso gli altri,

poesia è empatia e sentimento

verso se stessi e verso gli altri.

 

 

equilibrio psicologico

 

 

 

Ho provato a cercare una via

che mi conducesse alla consapevolezza

di ciò che si cela all’interno della mia anima,

affinché mi fosse chiara la via

che conduce alla consapevolezza

di ciò che si riflette nelle mie azioni

anche quando ciò che penso di pensare

in realtà non è nient’altro che il pensiero

di ciò che penso che palesar vorrei.

 

Ho tentato, a volte, ad osservare laddove tutto giace.

Nelle profondità del subconscio dolente

che tanto spesso ha lottato contro tutto e tutti,

andandomi contro laddove io l’avrei voluto assecondare,

urlando laddove io avrei voluto urlare,

piangendo laddove io avrei voluto piangere,

senza mai mancare di comprendere ciò che provavo

e che probabilmente volevo celare

a me stesso e agli altri.

 

Ho vagato nelle infinite profondità della psiche,

ricercando quella vena di quiete

che mi portasse alla serenità e alla pace,

mostrandomi una visione delle cose

ben lungi dall’essere pessimistica

così come in realtà era stata

ed ancora spesso è

in quei delicati momenti

in cui tutto mi sembra perduto.

 

Ho vagato a lungo in cerca di qualcosa,

ho vagato a lungo in cerca di te,

tu che sei l’armonia del mio subconscio,

l’armonia della mia anima,

l’armonia del mio essere.

 

Ho vagato a lungo in cerca di qualcosa,

ed infine ho trovato te:

quel sottile filo

che tiene legate tra loro

le tre entità del mio essere

e le rende unificate in se stesse

eppur ancora in costante lotta.

 

Ho vagato a lungo in cerca di qualcosa,

ed infine, anche se non tutto è quieto

e il silenzio stesso stenta a palesarsi,

io non posso far a meno di pensare

che ora tutto abbia trovato il suo posto,

in una perfetta ed unica

armonia.