1. EDUCAZIONE
E AMICIZIE
Sulla
giovinezza di Smith passata a Kirkcaldy non si conosce nulla in dettaglio.
Molti commentatori evidenziano, senza dubbio, legami tra quest’ultimo e la madre, almeno nei primi
anni; anche le informazioni sul fratello, Hugh,
sono limitate. Frequentò la scuola a Perth
l’anno della nascita del fratello (nel 1723). Ebbe problemi
di salute, infatti Kirkcaldy
non era un posto idoneo alla sua costituzione, pertanto i contatti
tra i due non furono frequenti.
Nel 1731, o
nel 1732, Smith iniziò la sua
educazione entrando nella scuola della contea. Il suo maestro era
David Miller, un buon insegnante assai
competente. L’uso dei vocaboli latini fu l’espressione
diretta dell’influenza di Miller
sul giovane studente. Tale scuola diede a Smith
anche amici duraturi, oltre alla buona conoscenza sulle diverse
materie. Si ricordano i figli di Oswald di Dunnikier, quest’ultimo era capo locale dei
proprietari terrieri e dominava la vita della comunità. I
rapporti tra Smith e la famiglia Oswald erano buoni; di conseguenza questi era anche benvoluto dalla società di
Fife. Era amico dei due figli di James Oswald: James e John. Il primo successe al
padre, era coetaneo di Smith. Le
carriere dei due fratelli li allontanarono dalla contea,
poiché James fu membro del
Parlamento dal 1741 fino al 1769 (data della sua morte),
Consigliere privato nel 1763, Commissario della Marina dal 1745 al
1747, poi Lord del commercio, Lord del tesoro e Vice - tesoriere di Irlanda. Il fratello, John,
divenne vescovo di Clonfert. Il legame di quest’ultimo con Adam fu molto chiuso e
così rimase. Il rispetto e la stima reciproca erano gli
elementi di unione tra gli Oswald e Smith. James era anche conosciuto come acuto
commentatore di problemi economici e le sue vedute erano simili a
quelle di David Hume, il quale
pubblicò saggi su materie economiche, “Political Discourses”,
nel 1752. Un’altra famiglia legata alla gioventù smithiana fu quella degli
Adam, gli architetti. Robert Adam era il personaggio
distintivo della sua casata; il padre, William, era sia muratore che architetto del re di Scozia. I suoi quattro
figli seguirono la sua professione. Robert aveva corrispondenza con Smith, poiché appartenevano agli stessi circoli;
però c’era più legame con gli Oswald. La famiglia Drysdale
rappresentava un altro contatto duraturo. John
fu ministro dal 1712 al 1726. Il figlio, John,
ebbe la carica di ministro della “tron
church” ad Edimburgo e
moderatore dell’Assemblea generale nel 1773 e nel 1784. La
sua reputazione non piaceva alle famiglie Oswald
ed Adam. La sua fama rimase dentro la Scozia e perse, in breve
tempo, di valore. Il fratello George
diede un grande contributo per la
conoscenza biografica di Smith, dando
informazioni storiche ma anche di natura personale; ricordando per
esempio, che nel 1726 il giovane infante era stato rapito dagli
zingari a Strathenry, nella casa della
famiglia della madre.
2.
SULLE OPERE…
Nel 1958, J.M. Lothian scoprì alcuni
appunti smithiani datati tra il 1762-63,
scritti originali collegati alle letture di Edimburgo.
Il contenuto riguardava il linguaggio, la grammatica. Era la prima
stesura di “Considerations concerning the first formation of languages”
più le correzioni alla terza edizione della “Theory of Moral Sentiments” del 1767. L’autore
si concentrò sulle origini e sviluppo del linguaggio.
Analizzò le lingue classiche, il francese, l’italiano
e l’inglese per studiare la struttura linguistica e le parti
del dialogo. Sosteneva l’esistenza di una relazione tra
crescita del linguaggio e sviluppo del genere umano: la
capacità d’espressione collegata alle caratteristiche
psicologiche. L’uso delle comparazioni, sistematizzazioni,
capacità di astrazione erano il
risultato dell’evoluzione mentale. In latino e in greco, con
l’uso dei casi, era più facile esprimersi
mentre un’espressione romana per essere tradotta in
inglese richiedeva più parole. Egli fece riferimento alla “Encyclopedie” francese e al lavoro di Abbé Girard intitolato: “Les vrais principes de la langue francaise”
del 1747. Nella “Rhetoric” Smith
si preoccupava anche della grammatica analizzando che: “il
linguaggio aveva fatto molti progressi, sicché gli uomini
decisero di formare delle regole attraverso le quali fosse
possibile regolare il loro linguaggio; tale è la
grammatica”. La perfezione dello stile dipendeva dal pensiero
preciso dell’autore, sicché il legame tra discorso ed
idee era basilare poiché nel
discorso si doveva rendere “viva” l’espressione
di un’idea. L’arte del parlare doveva essere
un’imitazione ed una pittura insieme, collegate
all’idea. A questo punto, l’autore trattava le quattro
tipologie possibili di esposizione, i modi
per comunicare le idee attraverso lo scritto. Ci sono diversi
stili: poetico con lo scopo di divertire, storico relativo ai fatti, didattico per provare delle
proposizioni ed oratorio. Il tipo storico è anche narrativo,
quello didattico è scientifico, mentre per oratorio
s’intende la forma retorica. Il discorso storico mira a
narrare i fatti accaduti senza introdurre nulla in più;
l’autore deve essere il più obiettivo possibile nel
riferire gli eventi che possono riguardare sia
fatti interni che esterni. Nel primo caso, sono accadimenti che si
legano a sentimenti e pensieri dello stesso narratore, nel secondo
sono questioni indirette e lontane. I fenomeni possono essere
esposti in modo cronologico ma, quando non possibile, si fa
riferimento alla connessione del luogo o si considerano gli eventi
in base al principio di causa - effetto. Smith
ricordava Tucidide e Giulio Cesare che furono testimoni di accadimenti che riuscirono a
riportare con distacco oggettivo, come eventi indiretti, lontani. Machiavelli, tra tutti gli storici moderni, si
era concentrato sugli eventi, collegandoli alle loro cause senza
sostenere una parte o l’altra. Lo scritto didattico deve aspirare all’obiettività, è
una forma di discorso più complessa rispetto a quella
narrativa, in quanto di carattere scientifico, usata da sir Isaac Newton. Infine, il
discorso oratorio che si divide in dimostrativo, deliberativo o
forense, mira alla persuasione, che è il primo carattere
della retorica. L’eloquenza dimostrativa è la
più semplice tra i tre aspetti elencati. Il carattere
deliberativo è usato nei concili, assemblee su questioni
pubbliche. Importante attenzione deve essere rivolta alla
psicologia del pubblico, associata allo
sfondo culturale ed istituzionale; infatti, l’oratore
può scegliere tra due metodi possibili: “socratic method”
e “aristotelian method”. Il primo si usa quando l’audience deve essere
persuasa, mentre il secondo se occorre confermare le questioni
trattate. Smith concentrava
l’attenzione sul “cultural environment of the speaker”. Tutti
questi studi sono contenuti nelle “Lectures
on Rhetoric”, un lavoro che però non ha attratto come le opere
sull’etica e l’economia. Questi scritti evidenziano interesse per la natura
umana, l’enfasi per la ragione e l’immaginazione;
dimostrando anche un’ampia conoscenza della letteratura
scientifica.
Nella “Edinburgh Review”
del 1756, il suo articolo conteneva informazioni
sull’enciclopedia francese, sui lavori specifici di Buffon, Daubenton, Reamur, le copie dei lavori di D’Alembert, Diderot, Maupertuis, tutti autori che diedero contributi
alle prime teorie della biologia. Anche Bacone e Boyle.
L’autore voleva comparare i geni delle due nazioni. Sosteneva
che in letteratura il merito per l’invenzione,
l’immaginazione, si ricollegava al talento inglese, mentre
l’ordine, il giudizio, il gusto ai francesi; però
riguardo alla filosofia naturale, le più grandi scoperte
vennero dall’Italia e dalla Germania,
altrimenti dall’Inghilterra. In morale, metafisica e scienza,
il valore inglese era evidente, tanto che molte idee originali
furono trasportate in Francia; infatti, Mandeville,
nel secondo volume della “Fable
of the bees”, aveva esposto
principi che erano stati ripresi da Rousseau.
Nei saggi (essays) sulle questioni filosofiche, Smith si occupava anche di: “Histories of astronomy”,
“Ancient physics”,
“Ancient logics”
e “Metaphysics”.
L’astronomia si presenta come un’opera completa
composta prima del 1758. Su tre caratteristiche
si deve porre l’attenzione: l’interesse sui principi
collegati agli studi filosofici, l’analisi degli stimoli
psicologici e i loro effetti; inoltre prese conoscenza di
trattazioni simili svolte da altri autori come: Montucla,
il quale scrisse “History of mathematics” e le considerazioni per
il lavoro svolto da sir Isaac Newton.
“Surprise”, “wonder” e “admiration” furono i tre sentimenti -
base sui quali Smith pose l’accento
per spiegare l’origine dello studio scientifico dei fenomeni;
proseguiva poi sostenendo la validità di quattro principali “systems” usati per spiegare i
movimenti dei corpi osservabili: “the
classical systems
of concentric and eccentric
spheres and the major modern
systems of Copernicus
and Newton”. Gli astronomi, nelle loro prime teorie,
cercarono di spiegare i movimenti del sole, della luna e delle
stelle e nacque la “theory of solid spheres”,
ognuna delle quali con moto regolare e circolare. Poi si
sviluppò il nuovo sistema delle “eccentric spheres and epicycles”
trattato da Apollonio e modificato da quello copernicano;
più complesso, per arrivare al sistema di Newton, dove tutte
le parti erano connesse insieme, e al principio universale della
gravità. Teorie astronomiche in continua evoluzione si
susseguirono fino a creare un metodo rivoluzionario che Smith definì didattico; il metodo
scientifico - newtoniano superiore a
quello aristotelico. L’ammirazione smithiana
per Boyle, Newton,
Galileo si rifletteva nell’uso della tecnica sperimentale. Il
metodo sperimentale (empirico) aiutava a stabilire i veri principi
ed era stato applicato da molti insegnanti di discipline
scientifiche.
Si ricorda
che, quando Smith lasciò la
cattedra di logica per ottenere quella di filosofia morale, continuò le sue letture sulla retorica e “belles lettres”.
Riguardavano quattro argomenti: teologia, etica, giurisprudenza,
economia. Il primo argomento si occupava dei
principi religiosi, Dio come autore delle leggi morali, grande
architetto divino ecc. L’etica, la seconda parte del corso,
era trattata in “Theory
of Moral Sentiments”
nel 1759. Il primo volume dell’opera,
pubblicato il 26 aprile dello stesso anno, riscosse molto successo.
Andrew Millar,
l’editore, fece circolare molte copie tra gli amici
dell’autore e tra le persone più alla moda. Edmund
Burke scrisse una lettera di
congratulazioni a Smith, nel settembre
dello stesso anno. Il testo ebbe traduzioni
francesi e tedesche prima della fine del secolo e ben sei edizioni
durante la vita dell’autore. I cambi sostanziali
furono nella seconda edizione (nel 1761), mentre aggiunte e revisioni nella sesta (nel 1790), dimostrando un
continuo interesse etico, nonostante la pubblicazione di “The
Wealth of Nations”,
con ampia conoscenza dei pensatori greci ed il contributo di
moderni studiosi: David Hume, Bernard Mandeville, Francis Hutcheson, i
quali lo influenzarono notevolmente. Mandeville
per la teoria egoistica, presentando tutte le passioni in modo
negativo, mentre il maestro Hutcheson
criticava tale posizione e scrisse: “System
of moral philosophy”
(nel 1755), sostenendo che le “selfish
affections” contribuivano a
rendere l’uomo buono e a migliorare la società,
sviluppando anche la teoria del “senso simpatetico”
attraverso il quale si apprendeva lo stato degli altri; una sorta
di “immediate sense and
feeling”. Da Hume è
stato ripreso il ruolo dello spettatore, ma affrontato in modo
più esteso; il concetto di “simpatia” associato
alle “selfish and
social passions”. Le regole
generali della moralità erano fondate sull’esperienza,
sul senso naturale di merito, proprietà, approvazione e/o
disapprovazione; Smith sosteneva che
“il modo in cui giudichiamo la nostra condotta deve essere
simile a quello con cui giudichiamo gli altri, sicché,
così facendo, noi siamo gli spettatori delle nostre stesse
azioni”. Si evidenzia che il lavoro etico smithiano
differisce profondamente da quello del maestro e dell’amico
per l’attenzione data al ruolo del “self-interest”,
per l’importanza del sostegno sociale, per il ruolo della
giustizia come indispensabile precondizione
per l’ordine sociale. Smith
evidenziò la distinzione tra “natural
law” e “positive law”,
la seconda può variare nelle nazioni, la prima mostra un
grado di uniformità. Sulla “Theory
of jurisprudence” ci sono due
versioni delle letture smithiane; la prima, datata il 1766 e relativa alla
sessione 1763-64, che fu scoperta da Edwin
Cannan nel 1895 e pubblicata
l’anno seguente. La seconda, trovata da J.M.
Lothian nel 1958, e pubblicata dopo 20
anni circa. Entrambi i testi
trattano della “law” e
prendono a riferimento Montesquieu con: “De
l’esprit des lois”
(del 1748), analizzando i quattro tipi di organizzazione
economica in connessione con le strutture sociali, legali e
politiche. Smith si occupava di questioni
che erano state approfondite da John Darlymple di Cranstoun,
che pubblicò nel 1757: “An essay towards a general theory of feudal property in Great Britain”, e Lord Kames
con “Historical law tracts”.
L’autore si dedicò a tre aspetti peculiari: origini
del governo, civilizzazioni classiche, il
sistema socio - economico moderno successivo al collasso
dell’Impero dell’Ovest. Alla base dell’obbedienza
ci sono principi di autorità ed
utilità, in cui gli elementi fondamentali sono:
qualità personali, fortuna, età, nascita. Per
qualità personali s’intendono: forza, saggezza,
bellezza che creano anche la distinzione individuale.
L’età costituisce sia espressione di
autorità che di rispetto; è “…a
plain and palpable
quality about which there can be no doubt…”.
Un’altra risorsa dell’autorità è la
ricchezza (wealth), assai
enfatizzata da Smith, perché
l’uomo tende ad ammirare e rispettare di più il ricco,
anziché il povero moralmente più virtuoso.
C’è anche la superiorità della nascita, altro attributo
peculiare. Si occupò anche del progresso della
società attraverso diversi stadi evolutivi. Il primo
è rappresentato da “the lowest
and rudest state” nelle
tribù native del Nord America; con
le attività della caccia e della pesca, la raccolta dei
frutti spontanei della terra. Il secondo stadio è quello
della “pasture”, per una società
più avanzata, come nei tartari e negli arabi. Il bestiame
costituisce l’attività dominante in comunità di
larga estensione. L’evoluzione successiva porta
all’agricoltura, in cui la proprietà della terra rappresenta
la maggiore risorsa di potere e di distinzione per arrivare al
quarto stadio, quello del commercio. Le attività
commerciali, manifatturiere, agricole sono caratterizzate dalla
divisione del lavoro che facilita l’uso della moneta. La teoria del prezzo
distinta in “natural
price” e “market price” fu un grande successo smithiano.
Il prezzo naturale rappresenta il prezzo
della comodità, l’altro si riferisce al costo del
lavoro; anche se i due prezzi appaiono distinti, in realtà
sono necessariamente connessi per il ruolo della
moneta come “instrument of exchange” ecc. Si ricorda che David Hume spedì alcune copie della “Teoria”
a Charles Townshend per far conoscere ed
apprezzare il lavoro dell’amico.
3.
L’ULTIMO PERIODO
L’ultima
decade della vita smithiana fu impegnata
nel lavoro di “Commissioner of customs”, ma anche in attività
di carattere personale. La sua libreria conteneva tantissimi volumi
di autori classici; studi commerciali e
politici, lavori storici, appunti di viaggio, tutto materiale che
fu usato per i suoi scritti ma anche per semplice lettura. Bonar divise il contenuto
della libreria in cinque temi-base: 1) letteratura ed arte; 2)
classici greci e latini; 3) legge, politica e biografia; 4)
economia politica e storia; 5) scienza e filosofia. Da
questa divisione emerge un vasto interesse per i classici e per i
lavori degli scrittori continentali, specialmente francesi e solo
un terzo dei testi erano inglesi, minore
interesse per la letteratura contemporanea ma entusiasmo per la
poesia gaelica.
La sua vita
fu impegnata nelle continue revisioni dei
testi maggiori; spese diversi anni nel revisionare la “Ricchezza”,
mai dimostrandosi preoccupato per le iniziali edizioni.
L’ultimo
periodo smithiano evidenziò un
profondo attaccamento alla famiglia e ad un ampio gruppo di amici tra cui Faujas
de St. Fond, Joseph Black, James Hutton. Questi ultimi due
diverranno i suoi esecutori letterari. Gli amici della “Royal Society” di Edimburgo,
creata nel 1782, andarono a trovarlo spesso, lo stesso dicasi per
quelli della “Philosophical
society”. Egli divenne un membro effettivo anche della “Società
degli antiquari”, formata nel 1786.
Smith decise
di istruire i suoi esecutori letterari affinché
distruggessero, alla sua morte, i sedici
volumi dei suoi manoscritti. Morì il 17 luglio del 1790. La
sua libreria fu trasmessa a David Douglas
(futuro Lord Reston), che poi la
lasciò alle sue due figlie; Cunningham
e Bannerman. Quest’ultima
mantenne la collezione fino alla morte
avvenuta nel 1884, circa dieci anni più tardi suo figlio la
diede al New college di Edimburgo. Nel 1878, la signora Cunningham vendette parte
della sua collezione ed il resto lo diede al figlio che divenne
professore e lasciò alcuni
volumi alla Queen University
a Belfast. Nel 1918, la collezione rimanente fu venduta a Londra ad
un professore giapponese, Inazo Nitobe, che donò i libri alla
Facoltà di Economia
nell’Università di Tokyo. Lì rimasero,
essendo sopravvissuti al grande terremoto del 1923 ed alla seconda
guerra mondiale