EMANUELA FERRARI

ADAM SMITH: LINEAMENTI DI UNA VITA DEDICATA ALLA RICERCA FILOSOFICA E ALL'ANALISI ECONOMICA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.    EDUCAZIONE E AMICIZIE

 

 

Sulla giovinezza di Smith passata a Kirkcaldy non si conosce nulla in dettaglio. Molti commentatori evidenziano, senza dubbio, legami tra quest’ultimo e la madre, almeno nei primi anni; anche le informazioni sul fratello, Hugh, sono limitate. Frequentò la scuola a Perth l’anno della nascita del fratello (nel 1723). Ebbe problemi di salute, infatti Kirkcaldy non era un posto idoneo alla sua costituzione, pertanto i contatti tra i due non furono frequenti.

Nel 1731, o nel 1732, Smith iniziò la sua educazione entrando nella scuola della contea. Il suo maestro era David Miller,[1] un buon insegnante assai competente. L’uso dei vocaboli latini fu l’espressione diretta dell’influenza di Miller sul giovane studente. Tale scuola diede a Smith anche amici duraturi, oltre alla buona conoscenza sulle diverse materie. Si ricordano i figli di Oswald di Dunnikier, quest’ultimo era capo locale dei proprietari terrieri e dominava la vita della comunità. I rapporti tra Smith e la famiglia Oswald erano buoni; di conseguenza questi era anche benvoluto dalla società di Fife. Era amico dei due figli di James Oswald: James e John. Il primo successe al padre, era coetaneo[2] di Smith. Le carriere dei due fratelli li allontanarono dalla contea, poiché James fu membro del Parlamento dal 1741 fino al 1769 (data della sua morte), Consigliere privato nel 1763, Commissario della Marina dal 1745 al 1747, poi Lord del commercio, Lord del tesoro e Vice - tesoriere di Irlanda. Il fratello, John, divenne vescovo di Clonfert.[3] Il legame di quest’ultimo con Adam fu molto chiuso e così rimase. Il rispetto e la stima reciproca erano gli elementi di unione tra gli Oswald e Smith. James era anche conosciuto come acuto commentatore di problemi economici e le sue vedute erano simili a quelle di David Hume, il quale pubblicò saggi su materie economiche, Political Discourses, nel 1752. Un’altra famiglia legata alla gioventù smithiana fu quella degli Adam, gli architetti. Robert Adam[4] era il personaggio distintivo della sua casata; il padre, William, era sia muratore che architetto del re di Scozia. I suoi quattro figli seguirono la sua professione. Robert aveva corrispondenza con Smith, poiché appartenevano agli stessi circoli; però c’era più legame con gli Oswald. La famiglia Drysdale rappresentava un altro contatto duraturo. John fu ministro dal 1712 al 1726. Il figlio, John, ebbe la carica di ministro della tron church ad Edimburgo e moderatore dell’Assemblea generale nel 1773 e nel 1784. La sua reputazione non piaceva alle famiglie Oswald ed Adam. La sua fama rimase dentro la Scozia e perse, in breve tempo, di valore. Il fratello George diede un grande contributo per la conoscenza biografica di Smith, dando informazioni storiche ma anche di natura personale; ricordando per esempio, che nel 1726 il giovane infante era stato rapito dagli zingari a Strathenry, nella casa della famiglia della madre.[5]

 

 

2.    SULLE OPERE…

 

 

 

Nel 1958, J.M. Lothian[6] scoprì alcuni appunti smithiani datati tra il 1762-63, scritti originali collegati alle letture di Edimburgo. Il contenuto riguardava il linguaggio, la grammatica. Era la prima stesura di Considerations concerning the first formation of languages più le correzioni alla terza edizione della Theory of Moral Sentiments del 1767. L’autore si concentrò sulle origini e sviluppo del linguaggio. Analizzò le lingue classiche, il francese, l’italiano e l’inglese per studiare la struttura linguistica e le parti del dialogo. Sosteneva l’esistenza di una relazione tra crescita del linguaggio e sviluppo del genere umano: la capacità d’espressione collegata alle caratteristiche psicologiche. L’uso delle comparazioni, sistematizzazioni, capacità di astrazione erano il risultato dell’evoluzione mentale. In latino e in greco, con l’uso dei casi, era più facile esprimersi mentre un’espressione romana per essere tradotta in inglese richiedeva più parole. Egli fece riferimento alla Encyclopedie francese e al lavoro di Abbé Girard intitolato: Les vrais principes de la langue francaise del 1747.[7] Nella Rhetoric Smith si preoccupava anche della grammatica analizzando che: “il linguaggio aveva fatto molti progressi, sicché gli uomini decisero di formare delle regole attraverso le quali fosse possibile regolare il loro linguaggio; tale è la grammatica”. La perfezione dello stile dipendeva dal pensiero preciso dell’autore, sicché il legame tra discorso ed idee era basilare poiché nel discorso si doveva rendere “viva” l’espressione di un’idea. L’arte del parlare doveva essere un’imitazione ed una pittura insieme, collegate all’idea. A questo punto, l’autore trattava le quattro tipologie possibili di esposizione, i modi per comunicare le idee attraverso lo scritto. Ci sono diversi stili: poetico con lo scopo di divertire, storico relativo ai fatti, didattico per provare delle proposizioni ed oratorio. Il tipo storico è anche narrativo, quello didattico è scientifico, mentre per oratorio s’intende la forma retorica. Il discorso storico mira a narrare i fatti accaduti senza introdurre nulla in più; l’autore deve essere il più obiettivo possibile nel riferire gli eventi che possono riguardare sia fatti interni che esterni. Nel primo caso, sono accadimenti che si legano a sentimenti e pensieri dello stesso narratore, nel secondo sono questioni indirette e lontane. I fenomeni possono essere esposti in modo cronologico ma, quando non possibile, si fa riferimento alla connessione del luogo o si considerano gli eventi in base al principio di causa - effetto. Smith ricordava Tucidide e Giulio Cesare che furono testimoni di accadimenti che riuscirono a riportare con distacco oggettivo, come eventi indiretti, lontani. Machiavelli, tra tutti gli storici moderni, si era concentrato sugli eventi, collegandoli alle loro cause senza sostenere una parte o l’altra. Lo scritto didattico deve aspirare all’obiettività, è una forma di discorso più complessa rispetto a quella narrativa, in quanto di carattere scientifico, usata da sir Isaac Newton. Infine, il discorso oratorio che si divide in dimostrativo, deliberativo o forense, mira alla persuasione, che è il primo carattere della retorica. L’eloquenza dimostrativa è la più semplice tra i tre aspetti elencati. Il carattere deliberativo è usato nei concili, assemblee su questioni pubbliche. Importante attenzione deve essere rivolta alla psicologia del pubblico, associata allo sfondo culturale ed istituzionale; infatti, l’oratore può scegliere tra due metodi possibili: socratic method e aristotelian method. Il primo si usa quando l’audience deve essere persuasa, mentre il secondo se occorre confermare le questioni trattate. Smith concentrava l’attenzione sul cultural environment of the speaker”. Tutti questi studi sono contenuti nelle Lectures on Rhetoric, un lavoro che però non ha attratto come le opere sull’etica e l’economia.[8] Questi scritti evidenziano interesse per la natura umana, l’enfasi per la ragione e l’immaginazione; dimostrando anche un’ampia conoscenza della letteratura scientifica.

Nella Edinburgh Review del 1756, il suo articolo conteneva informazioni sull’enciclopedia francese, sui lavori specifici di Buffon, Daubenton, Reamur, le copie dei lavori di D’Alembert, Diderot, Maupertuis, tutti autori che diedero contributi alle prime teorie della biologia. Anche Bacone e Boyle. L’autore voleva comparare i geni delle due nazioni. Sosteneva che in letteratura il merito per l’invenzione, l’immaginazione, si ricollegava al talento inglese, mentre l’ordine, il giudizio, il gusto ai francesi; però riguardo alla filosofia naturale, le più grandi scoperte vennero dall’Italia e dalla Germania, altrimenti dall’Inghilterra. In morale, metafisica e scienza, il valore inglese era evidente, tanto che molte idee originali furono trasportate in Francia; infatti, Mandeville, nel secondo volume della Fable of the bees, aveva esposto principi che erano stati ripresi da Rousseau.

Nei saggi (essays) sulle questioni filosofiche, Smith si occupava anche di: Histories of astronomy, Ancient physics, Ancient logics e Metaphysics. L’astronomia si presenta come un’opera completa composta prima del 1758. Su tre caratteristiche si deve porre l’attenzione: l’interesse sui principi collegati agli studi filosofici, l’analisi degli stimoli psicologici e i loro effetti; inoltre prese conoscenza di trattazioni simili svolte da altri autori come: Montucla, il quale scrisse History of mathematics e le considerazioni per il lavoro svolto da sir Isaac Newton. Surprise, wonder e admiration furono i tre sentimenti - base sui quali Smith pose l’accento per spiegare l’origine dello studio scientifico dei fenomeni; proseguiva poi sostenendo la validità di quattro principali systems usati per spiegare i movimenti dei corpi osservabili: the classical systems of concentric and eccentric spheres and the major modern systems of Copernicus and Newton”. Gli astronomi, nelle loro prime teorie, cercarono di spiegare i movimenti del sole, della luna e delle stelle e nacque la theory of solid spheres, ognuna delle quali con moto regolare e circolare. Poi si sviluppò il nuovo sistema delle eccentric spheres and epicycles trattato da Apollonio e modificato da quello copernicano; più complesso, per arrivare al sistema di Newton, dove tutte le parti erano connesse insieme, e al principio universale della gravità. Teorie astronomiche in continua evoluzione si susseguirono fino a creare un metodo rivoluzionario che Smith definì didattico; il metodo scientifico - newtoniano superiore a quello aristotelico. L’ammirazione smithiana per Boyle, Newton, Galileo si rifletteva nell’uso della tecnica sperimentale. Il metodo sperimentale (empirico) aiutava a stabilire i veri principi ed era stato applicato da molti insegnanti di discipline scientifiche.

Si ricorda che, quando Smith lasciò la cattedra di logica per ottenere quella di filosofia morale, continuò le sue letture sulla retorica e belles lettres. Riguardavano quattro argomenti: teologia, etica, giurisprudenza, economia. Il primo argomento si occupava dei principi religiosi, Dio come autore delle leggi morali, grande architetto divino ecc. L’etica, la seconda parte del corso, era trattata in Theory of Moral Sentiments nel 1759. Il primo volume dell’opera, pubblicato il 26 aprile dello stesso anno, riscosse molto successo. Andrew Millar, l’editore, fece circolare molte copie tra gli amici dell’autore e tra le persone più alla moda.[9] Edmund Burke scrisse una lettera di congratulazioni a Smith, nel settembre dello stesso anno.[10] Il testo ebbe traduzioni francesi e tedesche prima della fine del secolo e ben sei edizioni durante la vita dell’autore.[11] I cambi sostanziali furono nella seconda edizione (nel 1761), mentre aggiunte e revisioni nella sesta (nel 1790), dimostrando un continuo interesse etico, nonostante la pubblicazione di “The Wealth of Nations, con ampia conoscenza dei pensatori greci ed il contributo di moderni studiosi: David Hume, Bernard Mandeville, Francis Hutcheson, i quali lo influenzarono notevolmente. Mandeville per la teoria egoistica, presentando tutte le passioni in modo negativo, mentre il maestro Hutcheson criticava tale posizione e scrisse: System of moral philosophy (nel 1755), sostenendo che le selfish affections contribuivano a rendere l’uomo buono e a migliorare la società, sviluppando anche la teoria del “senso simpatetico” attraverso il quale si apprendeva lo stato degli altri; una sorta di “immediate sense and feeling”. Da Hume è stato ripreso il ruolo dello spettatore, ma affrontato in modo più esteso; il concetto di “simpatia” associato alle selfish and social passions. Le regole generali della moralità erano fondate sull’esperienza, sul senso naturale di merito, proprietà, approvazione e/o disapprovazione; Smith sosteneva che “il modo in cui giudichiamo la nostra condotta deve essere simile a quello con cui giudichiamo gli altri, sicché, così facendo, noi siamo gli spettatori delle nostre stesse azioni”. Si evidenzia che il lavoro etico smithiano differisce profondamente da quello del maestro e dell’amico per l’attenzione data al ruolo del “self-interest”, per l’importanza del sostegno sociale, per il ruolo della giustizia come indispensabile precondizione per l’ordine sociale.[12] Smith evidenziò la distinzione tra natural law e positive law, la seconda può variare nelle nazioni, la prima mostra un grado di uniformità. Sulla Theory of jurisprudence ci sono due versioni delle letture smithiane; la prima, datata il 1766 e relativa alla sessione 1763-64, che fu scoperta da Edwin Cannan[13] nel 1895 e pubblicata l’anno seguente. La seconda, trovata da J.M. Lothian nel 1958, e pubblicata dopo 20 anni circa.[14] Entrambi i testi trattano della law e prendono a riferimento Montesquieu con: “De l’esprit des lois (del 1748), analizzando i quattro tipi di organizzazione economica in connessione con le strutture sociali, legali e politiche. Smith si occupava di questioni che erano state approfondite da John Darlymple di Cranstoun, che pubblicò nel 1757: An essay towards a general theory of feudal property in Great Britain, e Lord Kames con Historical law tracts. L’autore si dedicò a tre aspetti peculiari: origini del governo, civilizzazioni classiche, il sistema socio - economico moderno successivo al collasso dell’Impero dell’Ovest. Alla base dell’obbedienza ci sono principi di autorità ed utilità, in cui gli elementi fondamentali sono: qualità personali, fortuna, età, nascita. Per qualità personali s’intendono: forza, saggezza, bellezza che creano anche la distinzione individuale. L’età costituisce sia espressione di autorità che di rispetto; è “…a plain and palpable quality about which there can be no doubt…”. Un’altra risorsa dell’autorità è la ricchezza (wealth), assai enfatizzata da Smith, perché l’uomo tende ad ammirare e rispettare di più il ricco, anziché il povero moralmente più virtuoso. C’è anche la superiorità della nascita,[15] altro attributo peculiare. Si occupò anche del progresso della società attraverso diversi stadi evolutivi. Il primo è rappresentato da “the lowest and rudest state” nelle tribù native del Nord America; con le attività della caccia e della pesca, la raccolta dei frutti spontanei della terra. Il secondo stadio è quello della “pasture”, per una società più avanzata, come nei tartari e negli arabi. Il bestiame costituisce l’attività dominante in comunità di larga estensione. L’evoluzione successiva porta all’agricoltura, in cui la proprietà della terra rappresenta la maggiore risorsa di potere e di distinzione per arrivare al quarto stadio, quello del commercio. Le attività commerciali, manifatturiere, agricole sono caratterizzate dalla divisione del lavoro che facilita l’uso della moneta.[16] La teoria del prezzo distinta in natural price” e “market price” fu un grande successo smithiano. Il prezzo naturale rappresenta il prezzo della comodità, l’altro si riferisce al costo del lavoro; anche se i due prezzi appaiono distinti, in realtà sono necessariamente connessi[17] per il ruolo della moneta come instrument of exchange ecc. Si ricorda che David Hume spedì alcune copie della “Teoria” a Charles Townshend[18] per far conoscere ed apprezzare il lavoro dell’amico.

 

 

3.    L’ULTIMO PERIODO

 

 

 

L’ultima decade della vita smithiana fu impegnata nel lavoro di Commissioner of customs, ma anche in attività di carattere personale. La sua libreria conteneva tantissimi volumi di autori classici; studi commerciali e politici, lavori storici, appunti di viaggio, tutto materiale che fu usato per i suoi scritti ma anche per semplice lettura. Bonar[19] divise il contenuto della libreria in cinque temi-base: 1) letteratura ed arte; 2) classici greci e latini; 3) legge, politica e biografia; 4) economia politica e storia; 5) scienza e filosofia. Da questa divisione emerge un vasto interesse per i classici e per i lavori degli scrittori continentali, specialmente francesi e solo un terzo dei testi erano inglesi, minore interesse per la letteratura contemporanea ma entusiasmo per la poesia gaelica.

La sua vita fu impegnata nelle continue revisioni dei testi maggiori; spese diversi anni nel revisionare la “Ricchezza”, mai dimostrandosi preoccupato per le iniziali edizioni.

L’ultimo periodo smithiano evidenziò un profondo attaccamento alla famiglia e ad un ampio gruppo di amici tra cui Faujas de St. Fond, Joseph Black, James Hutton.[20] Questi ultimi due diverranno i suoi esecutori letterari. Gli amici della Royal Society” di Edimburgo, creata nel 1782, andarono a trovarlo spesso, lo stesso dicasi per quelli della Philosophical society”. Egli divenne un membro effettivo anche della “Società degli antiquari”, formata nel 1786.

Smith decise di istruire i suoi esecutori letterari affinché distruggessero, alla sua morte, i sedici volumi dei suoi manoscritti. Morì il 17 luglio del 1790. La sua libreria fu trasmessa a David Douglas (futuro Lord Reston), che poi la lasciò alle sue due figlie; Cunningham e Bannerman. Quest’ultima mantenne la collezione fino alla morte avvenuta nel 1884, circa dieci anni più tardi suo figlio la diede al New college di Edimburgo. Nel 1878, la signora Cunningham vendette parte della sua collezione ed il resto lo diede al figlio che divenne professore[21] e lasciò alcuni volumi alla Queen University a Belfast. Nel 1918, la collezione rimanente fu venduta a Londra ad un professore giapponese, Inazo Nitobe, che donò i libri alla Facoltà di Economia nell’Università di Tokyo.[22] Lì rimasero, essendo sopravvissuti al grande terremoto del 1923 ed alla seconda guerra mondiale


 

 

 

 

 

 



[1] David Miller era stato legato in matrimonio con la madre di Smith; proveniente da Cupar, era venuto a Kirkcaldy per entrare nel Consiglio della città per poter migliorare la scuola.

[2] James Oswald, figlio di James Oswald, nacque nel 1715 e morì nel 1769; il fratello John perì nel 1780, non si conosce la data di nascita.

[3] John era anche bishop di Kilmacduach, Dromore e Raphoe.

[4] Robert Adam, architetto, nato nel 1728, morì nel 1792.

[5] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit.

[6][6] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit., pag. 70.

[7] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit.

[8] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit., pag. 78. Per una comprensione adeguata sull’importanza dell’autore scozzese nell’ambito etico, ma anche politico e filosofico, ci sono le trattazioni di diversi studiosi: Robin Paul Malloy e Jerry EvenskyAdam Smith and the Philosophy of Law and EconomicsKluwer Academic Publishers, Dordrect 1994 e Donald Winch – Adam Smith’s Politics. An Essay in Historiographic Revision – Cambridge University Press, Melbourne – Cambridge 1978, infine di Alessandro Giuliani – Adamo Smith Teorico della Scienza Politica – Industria Grafica Ponzio, Pavia 1952.

[9] Correspondence, op. cit., lettera 33 (del 26 aprile 1759).

[10] Correspondence, op. cit., lettera 38 (10 settembre 1759).

[11] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit., pag. 97 e ss.

[12] Argomento trattato nella terza parte del corso sulla giurisprudenza.

[13] A.S. Skinner, R.H. Campbell, op. cit.; pag. 110 e ss.

[14] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit.

[15] Adam SmithIndagine sulla natura e le cause della Ricchezza delle Nazioni – Arnoldo Mondadori Editore, Vicenza 1977, volume II; libro V, parte II, pag. 705 e ss.

[16] Adam SmithLa Ricchezza delle Nazioni – Newton, Roma 1995; libro V, parte II, pag. 588 e ss.

[17] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit., pag. 119 e ss.

[18] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit.; Charles Townshend, uomo di notevole spessore, fece delle disastrose politiche riguardo le colonie americane. Sposò la vedova Countess of Dalkeith, madre del terzo Duca di Buccleuch, nel 1755.

[19] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit.

[20] Joseph Black e James Hutton formarono l’Oyster club” in cui Smith era un esponente rilevante.

[21] Il professore R.O. Cunningham.

[22] R.H. Campbell, A.S. Skinner, op. cit.