CAPITOLO PRIMO
“... se nell’infinito che si spalanca ai tuoi occhi,
quel qualcosa di magico entra dentro di te;
hai il desiderio di trovare il pianeta della felicità,
quello Della vita del mondo che non muore mai.
è il mistero di Andrius pianeta fantastico
dove tutti vogliono vivere
e continuare a sognare fra milioni di stelle.
Se lo guardi t’incanti,
se ci vivi sorridi;
hai lo sguardo stupito quando si specchia nel cielo,
nella galassia perfetta con stelle brillanti nella scia di una
cometa.
Forse è vero quel che vedi,
forse è giusto quel che provi,
ma fra i mille gioielli dell’Universo,
Andrius è il pianeta che si ama di più”.
“Splendore della notte
che ricopri di sogni le stelle
continua ad illuminare la via,
ogni galassia
e qualsiasi costellazione che racchiude un mistero.
Come l’ignoto nascondi i segreti
catturi una luce
ti ricopri di lune, pianeti e comete...
... ma quello che c’è in te nessuno lo sa.”
... La costellazione della Mantide, che forma un leggero gruppo di
stelle a forma di ali, è come un candido gabbiano che vola
nell’infinito e quella lunga scia argentea della via lattea dà la
rotta a chi vuole esplorare il cielo.
Poi, proseguendo
nel sistema solare di Orione, si può vedere una distesa luminosa piena
di piccole stelle lucenti a forma di cuore e cinque pianeti rotanti, che
sembrano sfere lunari coperte di rosso splendente in un cerchio dorato.
Un grande bagliore
colorato come l’arcobaleno si nasconde fra mille sprazzi di scintille che
si mescolano nell’aurora, creando un’ immagine doppia come in uno
specchio.
I pianeti Maligatu,
Zanio, Intronio, Gaistro e Vanix sono tutti graziosi come gemme preziose,
gioielli dell’universo, ma inevitabilmente senza vita.
Nastronius, pianeta
di un fulgido arancio, sembra diffondere una leggera magia nello spazio immenso
che divide la stretta e lunga galassia del Nord.
è come una splendida, coloratissima distesa
che sembra il mantello di Arlecchino, formata da piccoli pianeti azzurro-verde
che cambiano colore; e lì, dove l’ignoto nasconde un messaggio,
c’è Columbus, asteroide di argilla fosforescente e un pianeta di
tre diverse tonalità del marrone che si chiama Granuc.
Proseguendo il
viaggio di esplorazione del cielo, una meraviglia appare all’orizzonte:
due pianeti che sembrano identici e un cerchio di stelle con il sistema solare
differente dal primo per le asteroidi che si staccano a pioggia dal grande
pianeta Variuns.
Sono innocue, se
tenute a distanza, ma chi le incontra molto vicine, può avere delle
pessime sorprese.
Urtandole,
sarebbero esplose con una scia di fumo e argilla da ricoprire l’Universo
di gas.
Questo succede
nella galassia, che assomiglia al pianto di stelle; essa è la Sfera
della Luna, così chiamata per il suo classico colore giallo pallido e la
forma circolare, formata dalle piccole stelline cadenti che in realtà
sono pezzetti di roccia di vetro splendente di luce riflessa.
Proprio là
dove ogni visitatore del cielo si ferma ad ammirare tutto intorno: la galassia
del Sol, la valle di Ariuns e Glomeda, la costellazione dei pianeti verdi... c’è
qualcosa che stupisce chiunque.
Un bellissimo
pianeta a forma di grande ellisse, che lancia scintille azzurre fosforescenti:
è Andrius, magnifico e prezioso pianeta, meraviglia dell’Universo.
Qui
c’era la vita in tutte le sue forme: persone che vivevano felici in mezzo
alla natura che cambiava ad ogni stagione con tutte le sue bellezze; clima e
temperature che mai creavano scompiglio e irritazione.
Era il cosiddetto
Paradiso dell’infinito, pieno di mille sorprese e splendore: da visitare
sicuramente.
La sua attrazione
era la felicità che si espandeva nel raggio intorno al pianeta che
diffondeva emozioni, perché i suoi abitanti non conoscevano sentimenti
negativi.
Com’era
incredibile quel pianeta, tutti volevano vivere lì!
La serenità
che disperdeva nell’Immenso era una cosa indescrivibile, infatti,
sembrava il capolavoro di un maestro che dipinge i suoi mille disegni nel
cielo.
La vita di ogni
pianta si rinnovava, ricreandosi più forte e più bella ad ogni
stagione; il sole riscaldava i cuori della gente che d’estate rimaneva
sulla costa frastagliata e sabbiosa con mare trasparente e spiagge dorate.
Paesi di montagna
che d’inverno sembravano paesaggi irreali dove il sogno diventa
realtà.
Eppure qualcosa
sarebbe accaduto, ma cosa?
Forse era meglio
non pensarci, perché il piacere di vivere in un posto meraviglioso, era
la cosa più bella che potesse accadere.
Nessuno immaginava
che qualcuno potesse avere un motivo di gelosia, d’invidia e ripicca.
Nessuno credeva
alla fine di un sogno... eppure questo stava per accadere.
“... Socchiudo gli occhi, guardando l’Universo
e scopro davanti a me quel meraviglioso cielo stellato
che brilla con mille scintille:
sfumature del sole che
si specchia e lascia cadere i suoi raggi sul pallido astro.
Andrius, pianeta meraviglioso e splendido gioiello
dell’Universo,
vivi miliardi di anni e ancor di più,
cerca il tuo cuore in ogni tempo, in ogni luogo
e seguendo la strada del destino,
scoprirai che il viaggio è proprio dentro di te
trovando per sempre l’amore”.
“Com’è
grande quell’Universo:
immagino i mille
colori del cielo. la scia luminosa di Ovanish
e rimango a
fissarla stupita;
quando le stelle
cadono a pioggia
e cristalli di luna
mi rapiscono il cuore
tutto
m’incanta guardando i colori,
quei pianeti
splendenti fra le lune e le stelle
si specchiano nel blu.
Immagina un piccolo
cerchio dorato e scintille brillanti,
quando galassie e
distese luminose si confondono
i tuoi sogni forse
si avverano;
guarda
l’infinito: è come un gioco di specchi, gli asteroidi che cadono a
pioggia,
le comete che
avvolgono il cielo,
i pianeti che
girano come in un gioco.
Qui è tutto
un mistero,
messaggi e codici nascosti all’orizzonte,
sembrano stelle
eppure non sono.
Assomigliano ad
ellissi,
ma non
c’è nulla che splende nell’Universo.
Forse hai creduto o
hai soltanto sognato quel cielo infinito
che è dentro
di te”.
Quando
l’orbita celeste del pianeta Galusiu diventa sempre più chiara, si
scorge all’orizzonte la scia dei due grandi asteroidi che perdono crateri
ogni volta che Aturius fa un giro insieme alla sua luna.
... è il
pianeta giallo dorato che ruota intorno a cinque lune diverse, perché
ogni volta ne disintegra una che poi riappare di nuovo.
Che magnifico
spettacolo si scorge davanti agli occhi meravigliati! Riconosci il pianeta
della bellezza eterna e dalla luce fosforescente che cambia colore da lontano.
è il gioiello del Paradiso che ha nel cuore
un meraviglioso tesoro.
Perché
Andrius, perché?!
Volevi vivere per
sempre nell’infinito, eppure nel buio, qualcuno ti ha tradito.
Non riesci
più a credere, non sei capace di rinascere; fra poco la tua vita
finirà e di te, non resterà più nulla. Non ci sarà
il tuo amore, svanirà il ricordo della tua splendida vita e
dimenticheranno che eri il Re del giardino dell’Universo.
è stupendo, meraviglioso ed emozionante fare
un giro, esplorando il cielo, se poi vedi quel che vedi, è ancora
più bello, sembra fatto con i pennelli di un pittore, che crea qualcosa
che forse così non esiste.
Ascolta
l’incredibile storia di un pianeta che ha paura di morire e non vuole
aspettare la sua fine come un qualsiasi cratere nello spazio che si disintegra
in mille pezzi; essa coinvolge e sconvolge il cuore.
Perché non
si può salvare; ti hanno rubato la cosa più preziosa che
c’è in te.
Ed ora, non hai
più la vita prodotta all’infinito da un magnifico triangolo
d’oro che diventava più forte ad ogni battito.
Non è
più dentro di te, e un giorno tutto cesserà.
Non ci saranno
più fiori, né alberi, né prati, il colore del mare
svanirà come per incanto con le spiagge e gli scogli, le città e
le montagne.
Come sarà
triste l’Universo senza di te, non avrà niente da ricordare,
neppure un sasso da accarezzare, ma soltanto lunghe notti in cui pensare.
Magnifico Andrius,
hai bisogno del cuore per non morire... per poter continuare a sognare,
sperare... amare.
L’argento
è nel cielo, sono i bagliori di stelle, i cristalli di luna ed è
come l’immagine irreale che racchiude un mondo che non c’è.
Ti aiuteranno a
continuare a vivere, non lasceranno che tutti si scordino di te, non è
possibile dimenticare, troveranno la forza ed il coraggio per non farti
morire... e come un segno del destino qualcosa accadrà.
Ricorda che niente
è impossibile al potere dell’amore ed il sole sorgerà
ancora per te, senza avere mai fine, come l’inizio dei tempi, quando la
gelosia non si era ancora insinuata fra i tuoi abitanti, creando tanto
scompiglio e confusione e lasciandoti in balia del tuo destino, sottraendoti il
cuore: quel prezioso triangolo d’oro splendente di vita.
Chissà come
avrai continuato ad esistere, a crescere... a sognare.
Chissà come
avrai vissuto per non soffrire, ma ormai è così, questa è
la tua storia, con ogni momento, ogni attimo di tristezza, felicità e
gioia, nella malinconia dell’Universo cercando qualcosa che cambi il tuo destino.
Non dovevano farti
un’ingiustizia simile, toglierti la cosa più importante di te, ma
non preoccuparti, Andrius, il Fato non ti abbandonerà, ma farà in
modo di riportarti alla vita che non cessa nel tempo.
Tutto
ritornerà come prima, nell’allegria e nel sorriso, regalo del
cielo per il magnifico astro del Paradiso.
CAPITOLO TERZO
Megan
camminava avanti e indietro nella sua stanza, cercando un modo per poter
restare accanto a Clark, ma era troppo coinvolta nel miscuglio delle sue
emozioni, che non riusciva a trattenere le lacrime.
Scombussolata e
piena di agitazione, non riusciva a restare calma; Quindi, per essere
più obiettiva, cercò di non pensare al suo coinvolgimento ed
esaminare bene la situazione.
Le lacrime le
scendevano dagli occhi; però, dopo un po’, smise di piangere,
si asciugò gli occhi con un fazzoletto e andò a prendere un
bicchiere d’acqua. Bevve d’un sorso senza dare il tempo alla mente
di pensare, e ritornò nella sua stanza; si sedette sul letto, fece tre
respiri lunghi e profondi, cercando di non pensare a nulla, ed attese per
qualche minuto.
Il suo cuore si
stava calmando, il suo corpo non dava la sensazione intensa di tensione
accumulata dai pensieri ingarbugliati, e quindi era pronta a guardare la sua
situazione al di fuori del sentimento.
Concluse che la
realtà dei fatti era l’impotenza di poter andare
nell’Universo per cercare il cuore del suo pianeta, accompagnando
l’uomo dei suoi sogni.
Eppure qualcosa
doveva trovare, per partire insieme.
Purtroppo, con
Clark aveva già tentato di parlare, ma niente da fare; non c’era
stata nemmeno una parola, né una mezza frase che potesse cambiare la sua
decisione.
Aveva detto di no
ed era irremovibile.
Lo conosceva bene e
quel carattere non sarebbe stato facile da modificare, quando una cosa era
stata detta... chi sarebbe riuscito a farlo ragionare diversamente?
Megan pensava e
ripensava alla notte precedente e non riusciva a tentare di trovare un modo per
partire senza farlo arrabbiare.
Chi lo avrebbe
sentito, se ancora gli avesse chiesto la stessa cosa?
Cercava di restare
calma, ma era tutta apparenza, quello che sentiva dentro era un sentimento
molto forte che le impediva di non pensare che a loro stessi insieme... eppure,
in quel momento, sarebbero stati separati e non lo avrebbe accettato.
Continuava a
riflettere su quel problema da risolvere, tentando di trovare una soluzione;
poi i suoi occhi si posarono sull’orologio.
La sensazione che
sentiva dentro le confondeva le idee quando, guardandolo, comprese che non
aveva più tanto tempo a disposizione.
Sentì, dentro
di sé, l’amore per Clark che le ripeteva: “Non importa se si
arrabbierà, il tuo sentimento non ti permette di lasciarlo andar via
senza di te.
Costi quel che
costi, devi seguirlo.”
Si scosse da quella
sensazione che le creava confusione e con una forza incredibile, che non aveva
mai provato prima, obbedì a questa decisione.
Il suo amore era la
cosa più importante ed il carattere di Clark, determinato ed
inflessibile, non l’avrebbe fermata per nessuna ragione al mondo.
Non sapeva ancora
cosa avrebbe fatto, come avrebbe potuto accompagnarlo, ma dentro di sé
c’era la sicurezza che il destino l’avrebbe aiutata.
... Così,
con la speranza nel cuore ed il coraggio che non l’avrebbe abbandonata,
uscì dal suo appartamento.
Chissà cosa
avrebbe pensato quella ragazza in mezzo al prato, se fosse venuta a conoscenza
che qualcuno la stava osservando?
Non sarebbe rimasta
così tranquilla e serena, mentre il sole la illuminava.
Leggeva quel libro,
ed era tanto coinvolta in quel racconto da annullare tutto intorno alla sua
persona.
Eppure qualcuno la
stava spiando, senza dire nulla, né una parola né un sospiro e
nemmeno un gesto di saluto.
Chi era?
Forse qualcuno che
l’ammirava?
Continuava a
guardarla leggere in quel prato, spiando ogni suo movimento, e sembrava molto
attratto dalla ragazza.
Era così
insistentemente rapito che non osava farsi vedere; così, sperando che
non lo notasse, rimaneva in silenzio a fissarla.
...
L’immagine tenera e dolce di quella ragazza che leggeva sdraiata
sull’erba, e non sapeva di essere osservata gli dava serenità.
Rimaneva a
guardarla e gli sembrava come in un sogno; non smetteva mai di fissarla e
comprendeva che era reale, anche se non le parlava e non immaginava che i suoi
occhi la stessero spiando.
Chissà se
sospettava di essere osservata; sicuramente no, perché altrimenti non
sarebbe stata così spontanea come in quel momento.
Sembrava assorta
nella sua lettura, non curante di quello che stava accadendo.
Non c’era
nulla di strano, soltanto che un osservatore misterioso continuava a guardarla.
Come poteva pensare
che qualcuno spiasse ogni suo movimento? E poi, che motivo c’era? Come
mai l’attraeva così tanto? Come mai continuava a guardarla in
silenzio?
Forse aveva paura
di disturbare l’armonia e la serenità di quella scena?
Eppure tutto sembrava
fragile come un alito di vento, una piccola foglia che la sfiora, una leggera
farfalla che rapisce ogni suo pensiero.
La ragazza leggeva
quel libro con tanta passione ed entusiasmo; e scorreva quelle frasi come se
fosse entrata nella storia.
Ad ogni pagina
s’immergeva nella lettura e sentiva in sé le grandi emozioni che
diffondeva quel magnifico racconto.
Il sole caldo le
riscaldava il cuore, Era una giornata bellissima, con il cielo azzurro appena
velato e quelle nuvole bianche, che ondeggiavano nell’aria frizzante di
primavera, le davano la sensazione di trovarsi in un paradiso.
Il profumo dei
fiori si diffondeva con un vento fresco quando, all’improvviso, un rumore
la fece distogliere.
Si girò
verso quella parte, ma non vide nulla: c’erano soltanto alberi in quel
boschetto e l’erba era piena di quei piccoli fiori che nascono in
campagna senza che nessuno pensi a loro.
Sì, quei
graziosi fiorellini viola fra l’erba che a lei piacevano tanto: gli
anemoni.
Riprese il libro
con il solito trasporto ed immaginò di essere la protagonista che non
voleva perdere il suo amore.
Poi, mentre era
immersa nella lettura, notò un’ombra conosciuta che la
disturbò e quindi alzò gli occhi.
Era Stefano che
l’aveva vista da lontano; così, fermò la sua macchina
accanto al marciapiede.
Non impiegò
che pochi minuti e, scendendo in fretta, le si avvicinò, ridendo.
Non le sembrava
vero: ne era ancora innamorata, ma non voleva perdonarlo; eppure, quando le
stava vicino, incominciava ad agitarsi, perché non le era indifferente.
Riconobbe subito
quella risata prima di vedere la sua ombra proiettata sulla pagina del libro.
- Ciao Martina! Non
mi dire che sei alle prese con il tuo nuovo romanzo di fantascienza!
- Ah! Sei tu? Ciao!
La ragazza aveva
cercato di riprendere la lettura, ma ormai la concentrazione se n’era
andata.
Stefano continuava
con quella risatina ironica e la prendeva in giro, così Martina, seria,
si affrettò a rispondere.
- è così divertente
disturbarmi mentre leggo?
- Tu sei
divertente: tu e gli extraterrestri... quando andiamo su Marte? No, non posso
crederci! Fammi vedere!
Le prese il libro
di mano e, guardandolo come un oggetto raro, esclamò: - Cavoli! è nuovo nuovo!.
... Poi
incominciò a sfogliarlo, parlando come un robot.
Martina lo
guardava, mostrando di essere molto innervosita dal suo comportamento, ma
cercò di non provocare una discussione; non ne aveva proprio voglia e
quindi, si limitò a concludere la frase, riprendendosi il suo prezioso
libro.
- Sì,
è proprio così, l’ho appena iniziato e mi coinvolge
particolarmente.
- Davvero?! Non
dirmi che lui è bello, alto e che speri d’incontrarlo presto!
- Beh, che
c’è di strano? Potrebbe anche venire a trovarmi.
- Ma dai! Ti
rimbambisci con queste sciocchezze: gli extraterrestri non esistono.
- Sei tu che non ci
credi, io invece sì. Non c’è un motivo valido per non
crederci, nell’Universo, potrebbero esserci altri mondi.
- Sono tutte
sciocchezze, fantastichi troppo con quella testa matta.
- Sì,
perché sei intelligente soltanto tu! Mi piace fantasticare su queste
cose e spero d’incontrare davvero un bell’extraterrestre,
sicuramente non avrei i problemi che ho avuto con te.
Stefano era rimasto
male per quelle parole e con il viso che si era ricoperto di tristezza,
rispose, anche se con rabbia.
- Quando lo vedi,
salutamelo!
- è inutile che continui a fare
del sarcasmo, tanto nemmeno ti ascolto più!
Forse Martina era
stata troppo dura, ma con la sofferenza non si scherza e prima di fare qualcosa
di cui pentirsi... è meglio farsi un esame di coscienza.
C’era stato
fra i due, un momento carico di silenzio poi, però, comportandosi con
indifferenza, Martina aggiunse: - Adesso, per favore, lasciami continuare a
leggere il mio libro in pace.
- Va bene, va bene,
me ne vado, tanto mi aspetta Paola
al bar.
- Ecco, vai via e
non rompere, vi meritate, voi due!
- Gelosa, la
ragazza! Ma non eri tu che morivi, se non ti consideravo?
- Basta! Vattene,
ancora mi fa male il cuore per quella storia e, se incontro Paola, la prendo a
schiaffi! Quindi dille di cambiare strada, quando m’incontra, potrei non
restare calma!
Martina aveva
abbassato lo sguardo, posando gli occhi sul libro e cercando di riprendere la
lettura, mentre Stefano si era allontanato in silenzio, facendo in modo di non
innervosirla ancora di più.
Non era facile
dimenticare il dolore che sentiva nel suo cuore.
Quella loro storia
le bruciava dentro e sembrava una ferita, e tutti, con i loro commenti
sarcastici, continuavano a girarle il coltello nella piaga.
Era stata proprio
Paola a mettersi fra loro con tutte le sue moine da oca giuliva, soltanto per
portarselo a letto e farli litigare.
Aveva raccontato a
Stefano un mare di bugie: diceva che Martina lo tradiva con Giulio, il suo
migliore amico, e si era stancata; che ormai non provava più nessun
sentimento per Stefano, ma non sapeva come dirgli che era finita e amava
Giulio.
Ma questa,
certamente, non era la verità, era soltanto una cattiveria inventata da
Paola per poterli dividere.
Che stupido era
stato a crederle, non aveva pensato nemmeno per un momento che Martina non era
il tipo di ragazza da avere questo comportamento.
Era stato talmente
imbambolato da Paola alla festa di Gloria che non riusciva a capire più
niente.
Forse la gelosia,
il vino che aveva bevuto e il profumo inebriante della ragazza gli avevano
fatto girare la testa.
Non era un motivo
valido per giustificare il suo comportamento, anche se poco prima aveva
litigato con Martina; doveva domandarsi se il suo fosse vero amore; infatti,
alla prima difficoltà si era messo in quella situazione.
Forse non era
meglio dire che il suo rapporto era stato poco importante? Oppure se lo
considerava piuttosto superficiale?
Quell’atteggiamento
voleva nascondere che aveva smesso di amarla?
Ecco perché,
quando Paola gli chiese di accompagnarla a casa, Stefano accettò.
Le aveva sferrato il
colpo di grazia, una sofferenza immensa che Martina non meritava: quella sera
Paola prese la palla al balzo, i suoi genitori erano fuori città,
quindi... ebbe campo libero.
Aveva già
progettato tutto, senza dire nulla a nessuno, ed era stata attenta a controllare
che Martina non venisse alla festa, ma si era lasciata sfuggire quella stupida
scommessa con Sonia, la quale, avendola vista uscire con Stefano e dicendole
che era meglio se lo lasciava stare, si prese un bel: - Che importa a te che
faccio! T’interessa per caso? Non sarai innamorata anche tu?!
Non aveva un bel
carattere Paola, testarda e sfrontata, quando si metteva in testa una cosa, non
c’era verso di farle cambiare idea.
Quindi uscì
con Stefano mezzo ubriaco, lo convinse ad entrare con la scusa di un ultimo
drink e lo invitò a salire concludendo la serata da soli...
Stefano pensava a
queste cose, mentre ritornava verso la sua auto e, con un po’ di amarezza
nel cuore, si disse fra sé: “Me la sono voluta io ed ora ne pago
le conseguenze”.
Intanto, nel
boschetto, sdraiata sull’erba, Martina si era calmata e, guardando il
cielo, aveva sospirato.
Il sole le faceva
brillare i capelli, il vento leggero le sfiorava il viso e quel foulard di seta
lilla, che portava al collo, si era sciolto e stava volando via.
- Uffa! Proprio
adesso che riuscivo a concentrarmi! Ma guarda te, non posso restare in pace un
attimo!
Si alzò con
il libro in mano, scrollandosi l’erba e rincorrendo il foulard che si era
fermato, impigliandosi in un ramo, e si affrettò ad alzare gli occhi.
- E adesso? Che
faccio? Non posso lasciarlo lì, è il mio portafortuna!
Se provo a scuotere
l’albero, non cade di sicuro, dovrei trovare un lungo ramo e...
Ma, in quel
momento, un rumore fra gli alberi le fece girare il viso.
- Ciao!
- ... E tu chi sei!
- Ehi, ma qui non
si saluta?
- Sì, ciao,
scusami, ma da dove vieni?
- Da molto
lontano... che stai facendo?
Con naturalezza il
ragazzo aveva cambiato discorso e Martina, presa dal suo foulard, non gli
prestò tanta attenzione.
... Cercava il modo
di riaverlo e riprese a parlare.
- Stavo leggendo e
il vento ha rubato il mio foulard. Vedi? Ora è lassù e come
faccio a prenderlo?
- Dai, non
preoccuparti, che te lo recupero.
Quindi si
avvicinò all’albero e cominciò a salire, aiutandosi con i
rami che non erano poi così distanti l’uno dall’altro.
Essendo agile e
piuttosto atletico, era un gioco da ragazzi; recuperò il foulard e,
quando scese per ridarlo a Martina... i loro occhi s’incontrarono e la
luce intensa li avvolse in un mare di emozioni.
Non sapevano né
come e né perché si sentivano così sconvolti e pieni di
sensazioni coinvolgenti, da essere molto imbarazzati.
Si era creato un
silenzio che sembrava interminabile, ma poi...
- Ora, però,
devo andare; ci rivediamo qui se vuoi, fra un’ora; per te va bene?
- Sì, ciao.
- Ciao Martina.
Si era allontanato
lasciandola meravigliata, come poteva conoscere il suo nome?
Forse l’aveva
ascoltata quando c’era Stefano?
... Ma
chissà, non immaginava nemmeno chi fosse, eppure l’aveva colpita
in pieno.
Così, con il
cuore colmo di quella strana felicità, accarezzò il foulard, lo
legò bene intorno al collo e si affrettò a riprendere la lettura,
seduta sull’erba.
Data astrale
Yxzxxx, viaggio interstellare alla scoperta di un nuovo mondo.
... Nello spazio
infinito, a miliardi di anni luce dal nostro sistema solare, il capitano Clark
Norris e la sua astronave Omega tre, avevano intrapreso un lungo viaggio alla
ricerca di un incredibile triangolo d’oro, che avrebbe impedito la
distruzione del pianeta Andrius.
Infatti, dalla lontana
costellazione dell’Acquario, 3800 anni prima della sua nascita, il Geloso
e superbo Azimuv era riuscito a rubare il triangolo d’oro e quindi
inesorabilmente, a distanza di milioni di anni luce, il pianeta si sarebbe
disintegrato.
Ormai il tempo
stava per scadere e tutto il futuro del pianeta era nelle mani del capitano.
... In quel
momento, fra le luci fosforescenti di mille colori che brillavano nel buio, il
capitano, che s’incamminava verso la sua astronave, fu attratto da
qualcosa che si muoveva, nella notte.
Una figura di donna
era apparsa ai suoi occhi, scomparendo fra le ombre proiettate sulla pista.
Non riusciva a
capire cosa fosse quell’immagine svanita frettolosamente, forse un
ricordo nella sua mente gli aveva provocato un’allucinazione.
Così pensieroso,
entrò nell’astroascensore che in un secondo lo trasportò al
centro dell’astronave.
- Capitano Norris,
siamo pronti per partire.
- Va bene: i
segnalatori sono a posto, il computer è acceso e l’equipaggio
è al completo.
- Possiamo
lanciarci nello spazio.
- Accensione dei
motori al raggio infrastellare a velocità 3000 anni luce al secondo e
distacco dalla pista alla massima potenza, seguendo la rotta disegnata dal
globo stellare.
L’enorme
schermo proiettava l’immagine del cielo ricoperto di stelle grandi e
piccole, fra scie luminose e raggi fosforescenti; la favolosa Astronave Omega
tre era ormai partita e, dopo un solo attimo, era arrivata alla linea di
confine intergalattico.
- Capitano, ci
apprestiamo a fare un salto di 6400 anni luce, entrando nella galassia
Espanimor alla distanza dal pianeta Salinur 8600 megalisht al secondo; il
computer sta segnalando asteroidi vaganti che, in realtà, sono crateri
di polvere lunare mista a rocce distaccate da un pianeta senza vita.
Lì sul
monitor, possiamo vedere benissimo che le loro forme sono levigate
dall’intensità del loro discendere verso il basso.
- Sono pericolosi,
capitano Norris?
- No, tenente, per
chi è abbastanza lontano come noi: si disintegrano a mano a mano che
scendono, comunque, penso che, se ti trovassi vicino, avresti una bella botta!
Ora stiamo
avvistando la costellazione del giardino di Andromeda: si chiama così
per le sue forme planetarie che sembrano fiori fatti di stelle.
- Guardi
laggiù!
- ... E quello
cos’è?
Il capitano si era
fermato a guardare sul monitor, ma qualcosa che non si notava bene era svanito.
- Non ho visto
nulla.
- Eppure
c’era! Ne sono sicuro.
- Se vedi
qualcos’altro, comunica a Walter che sta di sotto, nella sala computer;
vado a vedere in che modo possiamo trovare quel triangolo.
Il tenente aveva
notato qualcosa di strano sul monitor, ma non era perfettamente sicuro di
quello che aveva visto.
Improvvisamente, un
segnale rosso sul computer incominciò a gettare sulla carta cifre e nomi
con proporzioni ed enigmi.
- Ma
cos’è questa roba qui, forse un messaggio in codice? Per fortuna
che Megan è riuscita a salire, soltanto la dottoressa può capirci
qualcosa.
- Che hai detto?
Megan è qui?!
- Quindi anche
Melis e Bezzy!
- Sì, ma il
capitano non lo sa e Greta mi ha detto che si arrabbierà moltissimo.
- Se non mi
sbaglio, deve esserci anche Greta e Caroline.
- Sì, ma
quando lo sapranno Mirky e Gregory... spero che non litighino.
- Cavoli!
- Speriamo che i
ragazzi non si lascino troppo andare alle fantasticherie... altrimenti il capitano...
Non voglio nemmeno pensarci.
- è esigente al massimo, quando
c’è una missione speciale.
I due continuavano
a parlare delle ragazze che ora facevano parte dell’equipaggio e
sembravano molto contenti di questo, ma chissà cosa avrebbe pensato il
capitano in proposito?
Si sarebbe
arrabbiato con la dottoressa Megan?
Anche se poi
l’avesse fatto, sarebbe stato più bello far pace con la sua
magnifica innamorata.
Così tutto
proseguiva con la sorpresa che avesse avuto il capitano Clark Norris, che,
ignorando quello che l’attendeva, si era diretto al piano di sotto.
CAPITOLO QUARTO
Erano
immersi nello spazio infinito, fra stelle e pianeti, galassie e sistemi solari,
comete e asteroidi... tutto girava intorno all’astronave che sfrecciava a
forte velocità, cambiando rotta e destinazione ogni volta che il
capitano lo richiedesse.
Che destino avevano
di fronte?
Questa era una
bella domanda, trovare la risposta però era un’impresa difficile.
Quello che
c’era nei cuori di tutti era soltanto una grande speranza di ritrovare il
triangolo d’oro e fare in modo che il pianeta Andrius potesse tornare a
vivere per sempre.
Il tempo continuava
a trascorrere, ma la sensazione che si provava era come se si fosse fermato.
Intanto, Clark era
entrato nella sala computer ed era rimasto quasi senza parole.
- E tu che ci fai
qui!
- Sono stata
assegnata al reparto ricerche, segnali e codici per questa missione.
- Non è
possibile, ti avevo detto...
- Mi dispiace, non
voglio essere un peso, ma un aiuto; e non avrei accettato di restare lì
ad aspettarti senza poter aiutarti.
- Ma questo viaggio
è in balia del destino!
- Che bella
scoperta! Sarò con te comunque. E tutte le mie assistenti ci aiuteranno
a decifrare quello che mi sta mandando il computer di bordo.
- Come avete fatto
a salire? Non sapevo nulla.
- Ma se
l’avessi saputo, non avresti accettato e noi...
Il capitano stava
per continuare la ramanzina, ma dovette rinunciare, perché il monitor
mostrava qualcosa che non distingueva bene: i segnalatori iniziarono a suonare
e le luci lampeggiando ad intermittenza davano indicazioni di attenzione.
-
Cos’è questa roba?
- Calcoli,
proporzioni ed equazioni.
Rapporto
dell’orbita e della lontananza, abbinamenti di componimenti gassosi e
superficie del pianeta.
- Ma quella
è una sfera!
- Sì, creazione
lunare come stella piena di gas, miscuglio di Malius e Mision Gork.
Superficie sferica
levigata che brilla di luce propria ottenuta dal gas compresso che, emanando un
bagliore fosforescente, illumina la rotta della Galassia Oxinaun con cinque
pianeti nella costellazione di Salinur nel sistema solare Variunium.
Si può
trovare frequentemente, passando fra le galassie, è come un faro nella
notte che ti segue nel viaggio cosmico.
- Devo dire che ne
sai di cose!
- Che ti dicevo?
Hai bisogno di me,
caro il mio bel capitano.
- Ricordati che
stiamo lavorando e sono un tuo superiore!
Però...
ceniamo insieme?
Megan lo guardava
sorridendo perché aveva visto nei suoi occhi, quel qualcosa che brillava
e gli permetteva ogni tanto di essere meno inflessibile.
L’uomo si era
sforzato di rimanere serio, ma la sua voglia di stringerla forte per
ringraziarla di quella decisione improvvisa, gli fece abbassare lo sguardo,
evitando di farle capire che era la cosa più importante che gli fosse
mai capitata.
- Sai che mi hai
fatto una bella sorpresa? Ora però devi farti perdonare, ho bisogno di
un bacio.
Le altre ragazze
non potevano aver ascoltato la loro conversazione, perché avevano le
cuffie per i segnali ed in base agli impulsi sensoriali e magnetici,
controllavano anche quelli sonori.
Lasciando la sua
cartellina azzurra sulla scrivania, Megan si era alzata dal suo posto; gli
aveva messo le braccia intorno al collo e lo strinse forte.
Clark, avvicinando
il suo viso a quello di Megan, l’aveva baciata dolcemente.
Però, sullo
sfondo del monitor, in quel momento, era apparsa una scia d’argento che
sembrava un cratere che, raffreddandosi, era diventato come la coda di una
cometa.
I segnalatori
incominciarono di nuovo a lampeggiare e quindi, allontanandosi da Clark, Megan
ritornò al suo lavoro.
- Vedi? Hai bisogno
di me!
- Avrei avuto un
altro aiutante e... come devo chiamarti? Tenente Megan?
- Basta Megan,
tesoro, ora però devi lasciarmi lavorare.
- Va bene, va bene!
Ecco le donne, chi le capisce è bravo!
Il capitano aveva
lasciato la stanza dei computer ed era risalito al posto di comando, e, appena
ebbe aperto la porta, uno dei ragazzi gli disse: - Capitano, che dice della
novità?
- è una bella sorpresa e credo che
ci servirà moltissimo la collaborazione delle ragazze.
- .... E della
dottoressa Megan?
- Niente
dottoressa, Megan e basta, non vuole nemmeno essere chiamata tenente. Ma voi ne
sapevate qualcosa?
- Sì, siamo
stati informati qualche ora prima della partenza e le abbiamo aiutate a salire
e sistemare tutto l’occorrente.
Non potevamo dirle
nulla, lo so, non dovevamo e mi dispiace, capitano, ma la dottoressa...
è stata inflessibile su questo. Volevo dire... Megan.
- Va bene, non
preoccuparti, Greg.
- Capitano, si
stanno rilevando segnali dal pianeta Sarius, sarebbe meglio che informasse le
ragazze.
- Adesso le
telefono... Pronto, Megan? Sto ricevendo dei messaggi in codice.
- Li ho ricevuti
anch’io. Non c’è problema, stiamo rilevando la posizione e
la composizione del pianeta.
- Ora che segnale
ti dà sul monitor?
- Luce verde 5 A, B
e luce rossa M P4 per. 0 h, c’è tutta una linea tratteggiata e...
sto ottenendo dei codici e messaggi cifrati che devo consultare. Ci sentiamo
più tardi.
- Passo dopo da te
per la relazione.
- Sì capo,
ai suoi ordini.
- Dai, non
scherzare, Megan!
Sorridendo un
po’ imbarazzato, perché era insieme ai componenti del suo
equipaggio di ricerca interplanetaria, salutò la sua bella dottoressa e
chiuse la comunicazione al microfono.
Il viaggio
attraverso il cosmo era iniziato e ritrovare il triangolo d’oro era la
missione che dovevano compiere per salvare il pianeta Andrius dalla distruzione
imminente.
... Ma dove andare
a cercarlo? In quale Galassia?
E poi, dove
avrebbero rilevato la presenza del prezioso triangolo?
Questi erano i
pensieri del capitano, e gli enigmi da risolvere con l’intervento di
Megan, allenata ad esaminare e decifrare rebus intricatissimi.
... Però,
questa volta la posta in gioco era molto alta, sarebbe riuscita
nell’impresa?
Questo dubbio
martellava la mente del capitano, che aveva fiducia nella bella ed efficiente
Megan... soltanto che il timore di non portare a termine la missione, gli
creava un vuoto enorme che riempiva con il suo immenso amore.